Guida essenziale per un viaggio in Indonesia

Sono reduce da un viaggio in Indonesia (nel caso mi seguiste su un qualsiasi social lo sapete e siete esondati come fiumi che esondano a causa della quantità di post a tema; vi chiedo scusa) e, nonostante Milazzo si trovi in Sicilia e non nel sud-est asiatico, ho deciso in ogni caso di redigere una breve guida per chi intende esplorare quelle zone. Un agile elenco di aspetti essenziali di cui è bene essere a conoscenza per vivere al meglio il viaggio ed evitare brutte sorprese.

Calma

Se arrivate in Indonesia con il tipico spirito del manager milanese partiamo male. Anzi:

Simona Ventura Malissimo gif

Gli Indonesiani, infatti, affrontano tutto con estrema calma (anzi, quasi tutto: vedi alla voce “Guida”). L’esempio più lampante lo avrete al ristorante: dopo esservi seduti, passeranno svariati minuti prima di ricevere i menù. Avrete a questo punto tutto il tempo per scegliere che cosa mangiare, cambiare idea, cambiarla di nuovo e poi scegliere un’altra cosa ancora prima che il cameriere arrivi a prendere le ordinazioni. Dopo aver raccolto le preferenze di tutto il tavolo, il cameriere ripeterà nuovamente ad una ad una le preferenze espresse. E così via fino alla richiesta del conto e al pagamento. È dunque probabile che se vi siete seduti a tavola quando il sole sta per calare, vi alzerete quando l’astro celeste si prepara a sorgere (due momenti fondamentali, vedi alla voce “Albe e tramonti”).

Vocabolario essenziale: dritti al punto

È vero che noi Italiani non dovremmo permetterci di fare i brillanti quando si parla della lingua inglese (ancor meno se fossimo Francesi o Spagnoli), ma vi assicuro che l’inglese parlato dagli Indonesiani è, per utilizzare un eufemismo, molto “particolare”. Innanzitutto dimenticate ogni forma di bizantinismo sintattico: dite addio a periodi ipotetici, subordinate (cosa evitabile in ogni caso parlando inglese), ma anche a congiunzioni, articoli, aggettivi. Per parlare in inglese in Indonesia bisogna andare dritti al punto: poche parole e molto chiare. A tal proposito, anche la pronuncia deve essere estremamente basic e, allo stesso tempo, il vocabolario deve essere abbastanza limitato. Sulla base della mia esperienza e di quella dei miei compagni di viaggio, queste sono le espressioni che vi servono per sopravvivere:

  • MASSAS (=”massage” – “massaggio”): fondamentale per chiedere che vi aprano tutti i chakra con le loro manine sante in una delle innumerevoli SPA che incontrerete, facendovi sentire persone nuove.
  • SENK IU (=”thank you” – “grazie”): utile per risultare persone educate e ringraziare.
  • FINISS (=”finish” – “finito”): per indicare di aver terminato qualcosa, sia essa la cena, il massaggio o qualsiasi altre attività.
  • ISITGÙD? (=”is it good?” – “è buono?”): necessario al ristorante per capire se il piatto che si è ordinato è una roba commestibile. Ovviamente non sentirete mai “no” come risposta.

Tutto questo ovviamente pronunciato dimenticando qualsiasi tipo di inflessione anglosassone.

Cibo

La cucina che vi potete attendere in Indonesia si inserisce nel filone asiatico fatto di riso, noodles, pesce e pollo. Dopo due giorni di vacanza avrete già familiarizzato con quei 4-5 piatti tipici che troverete riproposti fino allo sfinimento. Attenzione però: come in molti Paesi asiatici, anche gli indonesiani hanno una percezione molto distorta di che cos’è piccante. Una sera a cena ci sono state presentate dallo chef alcune pietanze come “not spicy. If you want spicy, add spicy sauce”. Bene, dopo aver assaggiato questo cibo “not spicy” (senza aggiunta di salsa) abbiamo chiamato i pompieri.

Indonesiano al volante, pericolo costante

Come accennato precedentemente, c’è una sola cosa su cui gli Indonesiani non hanno calma: la guida. Se sono ancora qui a poterlo raccontare è sicuramente grazie ai Santi che, nonostante le mie bestemmie continue, hanno deciso di fare un miracolo e lasciarmi vivere. In Indonesia si guida come i MATTI. Le strade fanno schifo e sono trafficatissime (significa che per percorrere 40 km ci si impiegano anche due ore), ma questo non impedisce agli autisti di correre come pazzi e azzardare continuamente sorpassi che potrebbero essere benissimo chiamati harakiri, ad esempio in curva in montagna con doppia linea continua. Il tutto è immancabilmente preceduto da un colpo di clacson.

Ho visto più albe e tramonti che quell’altra roba

Ci sono tantissime attività che in Indonesia è meglio fare all’alba o al tramonto. Templi, monti, vulcani, tutta roba che rende al meglio al sorgere o al calare del sole. Dimenticate dunque la vacanza con sveglia alle 10 e preparatevi a levatacce o notti insonni. Sappiate però che ne varrà la pena.

 

Commenti via Facebook

comments

  • Roberto ®

    Ok, quindi con l’inglese non dovrei avere problemi 😀

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: