6 scocciature che chi viaggia per lavoro conosce bene

Ultimamente sto viaggiando moltissimo per lavoro un po’ in tutta Italia, tipo che in tre giorni mi faccio da Varese a Bolzano passando per Bologna. Roba che sono indeciso se mi sento più popstar in tour o un elefante del circo Togni.

Così nei miei lunghi viaggi in macchina da solo non poteva non venirmi in mente l’idea di scrivere un post per dire a gran voce che in realtà un viaggio di lavoro, soprattutto se si tratta di una trasferta di più giorni, presenta delle insidie che affliggono la vita di noi lavoratori, fatta non solo di belle città da visitare e cene a scrocco.

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Se neanche voi di lavoro fate quelli che pubblicano le foto su Instagram (lavoro che invidio tantissimo peraltro) e vi è capitato di dover abbandonare la sedia dell’ufficio per andare in trasferta, sono sicuro vi rispecchiate in questi sei punti: piccoli drammi che quasi quasi ci fanno rimpiangere la nostra collega rumorosa e il caffè scadente dei distributori in ufficio.

Il viaggio in treno

Il mezzo per eccellenza del lavoratore in trasferta è sicuramente il treno: se non siete stagisti probabilmente un Freccia Alta Velocità, se contate qualcosa nell’azienda anche la carrozza Business. In quel paio d’ore di viaggio (al netto delle altrettanto di ritardo), al vostro capo verranno sicuramente in mente tutte le urgenze che da un mese a questa parte aveva dimenticato e voi, con un Wi-Fi instabile come Federica Rosatelli, vi butterete in un marasma di ASAP, refresh della pagina e email in priorità.

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Gli outfit formali

Fosse per me affronterei i viaggi solo in tuta, neanche dovessi arrivare a destinazione facendo jogging. Contrappasso dantesco invece, nei viaggi di lavoro devi caricarti la valigia di camicie e pantaloni, perché due giorni fuori vorranno dire quattro outfit e così via, crescendo in modo esponenziale. Senza contare la scelta dell’outfit, completo elegante per il business meeting, maglioncino casual misto cashemire per la cena e poi, se ti macchi? Se ti succede qualcosa?

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I buoni pasto

Ticket Restaurant, santo patrono degli impiegati grazie a quella tesserina che ci fa provare l’ebrezza di avere le cose gratis. Conosci il bar che li accetta, la tavola calda che non fa la pasta scotta e il ristorante per il giorno in cui ti ricaricano la tessera e hai fatto jackpot. Questo però se non si supera il raggio di 600m intorno all’ufficio: se si varca l’isolato, stai sicuro che non troverai mai un posto disposto ad accettare il buono pasto elettronico per il tuo pranzo.

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Il navigatore

Già faccio fatica a ricordarmi la strada di casa mia, figuratevi quelle di una città che non conosco. Aggiungete il fatto che il navigatore puntualmente per arrivare a destinazione ti propone di guadare un fiume in piena o di entrare con nonchalance in tutte le ZTL della penisola; il GPS potrebbe davvero diventare il vostro peggior compagno di viaggio.

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Il tavolo per uno

Personalmente un lato che trovo positivissimo della trasferta è poter andare a cena al ristorante. Ripeto. A scrocco. Però poi ti ritrovi al tavolo da solo mentre ti gusti le tue pappardelle al cinghiale e hai gli occhi di tutto il locale puntati addosso perché peggio dei lebbrosi, solo quelli che mangiano al ristorante da soli.

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La nota spese

Scontrini, parcheggi, pedaggi autostradali: un bukkake di ricevute e foglietti. Preziosi come diamanti rari perché a fine mese andranno tutti in nota spese e inevitabilmente riempiranno il nostro portafoglio, le nostre tasche, la nostra borsa e qualsiasi posto in cui uno scontrino stropicciato riesce a nascondersi. Tanto uno finirà sempre per perdersi.

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Voi invece come affrontate le trasferte in modalità business? Quali sono i momenti più difficili?

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Ho 26 anni e sono nato in Abruzzo anche se negli ultimi anni ho iniziato a cambiare città come le mutande. Vado spesso in Germania per cercare di capire come mai mettano l’ananas sulla pizza ma voglio viverci da quando ho scoperto che mi piace. Da ormai 4 anni scrivo ricette sul mio blog "Una cucina per Chiama" ma tutto è iniziato quando da piccolo ho visto in TV Antonella Clerici: io però ho imparato a cucinare.
Dicono di me: "stai sempre in giro", dico di loro: "fatevi i cazzi vostri".

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comments

  • Io aggiungerei gli hotel prenotati alla cazzo dalla segretaria… Negli ultimi due anni mi é capitato di tutto: dalla locanda storica in cui Churchill soggiornó durante la 2a Guerra Mondiale (evidentemente MAI rinnovata), al rischio (scongiurato) di pernottare in un albergo a ore, all’hotel Cinese coi preservativi “complimentary” in camera (io ARGH).

    • Nel menù c’era anche il massaggio con happy ending?

      • Non voglio sapere! Alla fine ho cambiato in extremis!

  • Gelido

    le mie trasferte sono in aereo, si parte la mattina presto e odio tutti quegli pseudomanager iperincravattati che stanno al telefono fino a quando la hostess non glielo strappa di mano e ci si riattaccano appena l’aereo tocca terra, come se dalle loro chiamate dipendessero i destini della Terra… che stress che mi mettono!!!
    e sì, le cene solitarie sono tristissime… ma non ho mai avuto il coraggio di farmi portare la cena in camera (che poi se me la fanno pagare di più e non me la rimborsano???)
    e comunque da quando c’è grindr il rischio di cenare soli si è molto diminuito 😀

    • Io invece sono arrivato ad apprezzare le cene da solo, quindi l’ultima volta mi è capitato di uscire a cena e mi si è accozzato uno a parlare per tutta sera ed ero scocciatissimo.

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