Eurovision Song Contest 2017: analisi di una sconfitta

Ho dovuto aspettare qualche giorno ed assorbire la botta. Gabbani è entrato Papa a Kiev e a Malpensa è atterrato Cardinale.

Oggi cercherò di spiegarvi cosa non ha funzionato e ve lo dico già che non sono per nulla polemico.

Mai sentirsela troppo calda

Noi italiani popolo di Santi, Navigatori e CT della Nazionale siamo tutti bravissimi a fare i processi dopo le sconfitte o a salire di corsa sul carro del vincitore. Con Gabbani siamo saliti subito tutti sul carro tanto che poco poco si ribaltava per il peso eccessivo.

Francesco Gabbani trionfa volpino a Sanremo (ancora ricordo la faccia da ebete della Mannoia che anche lei se la sentiva caldissima nera bollente) e spopola su youtube infrangendo ogni record di visualizzazione. Noi italiani subito a dire “vai Gabba, vinci tutto che poi lo organizziamo in riviera l’Eurosong” (e io che voglio morire perché dopo 7 anni ancora non sappiamo chiamarlo EUROVISION SONG CONTEST e perché al cinema di Sanremo al massimo ci possiamo proiettare i film dei Vanzina).

In realtà l’arcano di youtube si spiega veloce. Sanremo grazie ad un allineamento di pianeti che nemmeno la nostra fattucchiera di fiducia @comicsiringo saprebbe spiegare, risulta essere una delle primissime selezioni nazionali per l’Eurovision Song Contest (invece di solito è una delle ultime) e Occidentali’s Karma, complice la scimmia ed il video accattivante, risulta essere una delle poche canzoni buone selezionate fino a quel momento. Facile capire che gli eurofan non aspettavano altro e si attaccano a vederlo in loop.

Gli scommettitori tordi come pochi ci cascano e danno Gabbani vincente con un margine enorme, destinato solo ad aumentare con il passare delle settimane, anche grazie ai fan club ufficiali (OGAE International, per noi italiani OGAE Italy) che nella loro votazione danno Gabbani vincitore di Eurovision, Eurolega, Coppa del mondo di Sci e Leone d’oro.

A essere pressapochisti…

Mentre altri paesi preparavano minuziosamente ogni dettaglio della loro esibizione, blindando i propri cantanti in sale di registrazione e palestre, Gabbani imperversava in tv, in radio, ai concerti, nelle piazze e anche nelle lavatrici.

A Sanremo forse questo si nota meno, ma su un palco grande 3 volte tanto, con 800 telecamere, dove le inquadrature non tralasciano nemmeno i peli del naso… a non provare fino alla nausea il tuo numero rischi un po’ la figura di quello che arriva dalla sagra della porchetta di Ariccia.

Le giurie infami

Nota dolente le famose giurie di qualità. La cui qualità è molto discutibile.

L’EBU non da delle linee guida alle tv nazionali su come comporre le giurie e su quali criteri i giurati debbano usare. Risultato: in Italia vengono selezionati dj e musicisti, in Spagna cantanti trombati alla selezione nazionale, in Azerbaijan il cugino della sorella della nipote della portinaia del direttore della tv azera.

Alla fine il compito delle giurie risulta sempre cercare di affossare il favorito cippettone a favore invece delle canzoni più pallose eleganti e difficili da comprendere.

In sostanza si comportano come fece la giuria di Sanremo nel 2000 (#justiceforIreneGrandi).

Un disagiato intimista portoghese quindi aveva vita facilissima.

Il televoto delle nonne e delle badanti 

Noi italiani dato per scontato che le giurie non ci avrebbero regalato nulla, contavamo sul televoto. #einvece

Dobbiamo ricordarci che nonostante “gays rule” alla fine il pubblico che televota è quello del sabato sera sulle tv generaliste. Un pubblico over fatto di nonne, e delle loro badanti dell’est. Gli stessi che guardano Ballando con le Stelle.

Facile capire che in automatico inondiamo di punti Moldavia, Romania, Polonia ed Ucraina. E poi arriva volpina la tv del dolore tanto cara a Barbarella d’Urso. E lì di nuovo un disagiato intimista in attesa di trapianto di cuore con due ernie tolte da poco è un boccone perfetto.

#CELEBRATESTAFONCHIA

E alla fine mettici le giurie che vogliono la canzone pallosa e le nonne che dicono “poverino” alla fine sai cosa succede? Che vince il Portogallo.

Contento per il paese, molto meno per il personaggio.

Già perché alla fine il pietismo ve lo potete mettere in saccoccia quando vi trovate davanti un radical chic spocchioso che si sente culturalmente superiore a tutta la baracconata. E non è che lo pensa, ce lo dice proprio in diretta come messaggio del vincitore. E lo aveva già ripetuto in conferenza stampa dopo la prima semifinale, offendendo gratuitamente tutti i cantanti presenti in sala. Alla faccia del #celebratediversity

Insomma uno degli elementi che tiene insieme l’Eurovision Song Contest è proprio la rappresentazione delle differenze musicali e culturali di 40 e passa paesi d’Europa (più l’Australia…per favore non apriamo questo capitolo). Sobral in un minuto di discorso ha demolito tutto, in sostanza dicendoci che l’unica musica degna è la sua. Caro amico dormi tranquillo, noi non dimentichiamo MAI.

E il povero Gabbani?

Possiamo incolpare Francesco Gabbani? Francamente non me la sento proprio. Certo avrebbe potuto limare meglio alcuni elementi della sua esibizione (continuo a trovare che ad un certo punto quel ballodisanvito che gli prende non fosse molto televisivo) ma alla fine ha fatto passare un pezzo puramente pop ed orecchiabile che per noi italiani era una novità assoluta all’Eurovision Song Contest. Mai ho visto tanto calore da parte degli stranieri (gente che incrociavo sabato notte a Kiev che mi diceva “dovevate vincere voi, non è giusto”) che ballavano e cantavano una canzone in Italiano.

Alla fine non rimane che pensare a cosa escogitare per Lisbona 2018. Namasté, alé!

 

 

 

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comments

  • Angelo

    Sei andato a Kiev apposta per L’Eurovision?

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