Schiaffoni e Sentimento, parte seconda

Nella puntata precedente abbiamo scoperto come il mio primo grande Amore sia andato in frantumi con qualche SMS. Un breve riassunto è d’obbligo: dopo mesi di idilliaco amore scopro, grazie alla cugina del mio fidanzato, che non sono questi mi tradisce ma che ha due vere e proprie relazioni parallele in due città distinte. Ci sono io e c’è quell’altro, quello che pare essere il vero fidanzato, quello arrivato prima e quindi l’effettivo cornuto. Di tutti questi manierismi emotivi a me non importa un fico secco, io devo guardare in faccia e devo leggere nei suoi occhi che il nostro amore è significato qualcosa per lui. Non è vero, ho solo voglia di mollargli in faccia due o più schiaffoni ma c’è un oggettivo problema logistico. Il caro Nicolò, che oltre ad essere bello è pure intelligente, si trova in Olanda per frequentare non so quale corso in preparazione all’università. Recupero il suo indirizzo con vari stratagemmi e mi presento in un’agenzia viaggi con il cuore in mano da rattoppare ma rabbioso come Shakira quando Gerard Piqué entra senza aver lubrificato. Questo è quello che già sapete se seguite assiduamente questo blog, e se non volete perdervi nemmeno un post o semplicemente volete sapere dove recuperarli mettete il vostro mi piace a questa pagina. Per i nuovi internauti che capitano per caso su queste pagine un caloroso benvenuto, siete su The Fabry Diaries, la rubrica poco pregna di egocentrismo in cui racconto come sono sopravvissuto a quindici anni di relazioni senza poter vedere quando si è connesso l’ultima volta.

Sono su un carissimo volo per Amsterdam, costatomi quanto un rene ma meno di un cuore nuovo. Devo andare a Rotterdam e grazie a Dio conosco molte persone in Olanda pronte ad aiutarmi perché l’anno prima ho partecipato ad uno scambio culturale proprio nella terra dei tulipani. Ad aspettarmi in aeroporto c’è Beatrix, la mia corrispondente dai Polders, che è pronta a guidarmi verso Rotterdam e a riportarmi prima di sera ad Amsterdam per tornare a casa. Dopo un viaggio che mi sembrò durare giorni interi, arriviamo sotto la residenza studentesca dove si trova Nicolò. Devo aspettarlo, probabilmente è a qualche corso e non è nella sua stanza. Siamo in Olanda e nonostante sia pieno agosto piove che Dio la manda, immaginate con me la scena: io, bagnato fradicio, seduto sugli scalini che portano alla sua stanza, un freddo che nemmeno sulle Dolomiti e lui che arriva con un ombrello verde acqua e quando mi vede si ferma. Il tempo si blocca insieme a a noi, ci guardiamo negli occhi come se stessimo per morire. La pioggia scrosciante è l’unica cosa che fa rumore, gli studenti attorno a noi si muovono al rallentatore. Nessuno si muove, nessuno emette un suono, sembra proprio la scena di un film che speri non finisca mai. In quei silenzi ci puoi ritrovare tutto quello che non hai detto, tutto quello che non hai il coraggio di dire, tutto quello che credi lui ti voglia dire e soprattutto tutto quello che tu vorresti sentirti dire. Salgo in camera sua ma non partono schiaffoni, cedo ai suoi baci e facciamo l’amore come pochissime volte mi è capitato di rifarlo nella vita. Le mani che vanno da sole, si incontrano e si legano. I corpi che si sostengono uno sopra l’altro, senza che tu possa sentirne il peso. I respiri che vanno all’unisono, si calibrano e senti il cuore che batte alla stessa velocità. Cose che se ti capitano tre o quattro volte nella vita devi ritenerti fortunato, perché quello signori miei è amore vero. E invece no, è solo la disperazione umana che mascherata da sentimenti ti entra dentro, nell’anima, che non ti fa capire che semplicemente preferisci stare con uno stronzo che stare solo, è il cervello meschino che ti lascia credere di essere comandato da cuore quando il cuore in realtà non fa proprio un cazzo.

Torno in aeroporto con la stessa sensazione che hanno le mucche prima di andare al macello e scopro, con mia grande gioia che il volo è cancellato. Le hostess mi rassicurano prenotandomi un altro posto su un volo la mattina seguente, e certo amica bionda, vaglielo dire tu a mia madre che sono uno squilibrato che è andato in Olanda solo per farsi scopare un’ultima volta. In una sera sola vengo diseredato da mia madre, abbordato da una coppia di australiani che stanno facendo il giro del mondo, dormo per terra vicino ad una caffetteria ma soprattutto spero con tutto il cuore di tornare con Nicolò, perché Nicolò in quel momento mi sembra la migliore alternativa a quello che mi aspetta a casa. Nuovamente in Italia il giorno dopo, mi sorbisco i prediconi di mia madre che non capisce che un cuore da aggiustare è più importante di qualsiasi cosa, anche della sanità mentale. Le racconto tutta la storia e lei mi liquida con un sei da curare che riecheggia nelle mie orecchie tutti i giorni a venire fino a quando non ricevo una lettera da Nicolò. Uno sproloquio di minchiate una in fila all’altra che si conclude con una frase che mi vorrei ancora tatuare a distanza di tutti questi anni: non tutte le cose possono sistemarsi.

Accartoccio il mio cuore, lo lancio dalla finestra, prendo appuntamento con una psicologa solo per chiederle di farmi una lobotomia o un elettro shock, qualsiasi cosa pur di farlo uscire dalla mia testa. Ogni volta che mi ubriaco urlo il suo nome, mando messaggi a tutta la mia rubrica dichiarando il mio amore per lui, spero di svegliarmi ogni mattina con la notizia che l’Olanda è sprofondata e che sono morti tutti. Questo è come passo il mio autunno, il primo di una serie senza fine di stagione dedite alla paranoia e all’ansia che qualsiasi essere umano munito di pene mi voglia, metaforicamente, inculare. Nel mentre è cominciata pure l’università e cado in uno stato totale di angoscia che mi fa prendere quasi dieci kg raggiungendo, dopo vari anni di magrezza africana, una forma fisica quasi accettabile. È l’inizio della fine, una fine che si chiama Michele e di cui vi racconto la prossima volta.

Nicolò vive ancora in Olanda dove fa il ricercatore per qualche ospedale che non so e che non me ne frega niente. Si è sposato e vive a Rotterdam con Erik che è biondo e bello da fare schifo. Sua madre è diventata la mia dentista e mi fa sempre lo sconto dopo che le ho ricordato quanto suo figlio sia stato crudele nei miei confronti. Io, sporadicamente, chiamo i miei fidanzati Nicolò perché il primo amore non si scorda mai.

fabrydiario2 (1)

Fabry
Livelli di egocentrismo da denuncia penale. Sto zitto solo quando dormo e ascolto solo quando si parla di me.
Fabry

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"He held me in his arms / And he taught me to be strong." https://t.co/ah3mMsnjF6 - 2 settimane ago
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  • LeoneLewis

    credo di amare Nicolò anch’io

    • Siamo un po’ troppi ad amare Nicolò…

    • Io no perché da quanto ho capito è maggiorenne.

      • Io dopo questo commento posso solo amarti come si ama il ripieno bianco degli oreo. Scrivi un libro si massime perche’ I NEED MORE

  • Che delusione. Io speravo in un catfight vero.

  • va beh… la voce di una generazione. Il romanzo di formazione che ogni donnamerda dovrebbe leggere. I comandamenti scolpiti sulle chiappe che dio Godney ti ha dettato.
    Tutti abbiamo avuto esperienze cosi (magari senza volo aereo incluso, ecco…). Tutti ne abbiamo fatto tesoro e ne rifacciamo tesoro leggendole ora.
    PS. Ansia MAXIMA leggendo che il tuo chiodo scaccia chiodo si chiama Michele. Urgono maggiori informazioni su questo Michele, perchè pure io ho un Michele, di Pavia, alquanto importante nella mia “educazione sentimentale”. ARGH!

    • Voi pavesi siete tutti legati da un filo invisibile piuttosto inquietante.

      • ahah ma io ero pavese solo d’adozione!

  • asperger

    Pessicurezza lo scrivo anche qui: pulitzer, oscar e nobel.

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