Sanremo 2015: il supermercato più bello per chi ama la musica

La Sanremo Week di Signorponza.com chiude col botto. Abbiamo l’onore di ospitare su queste pagine un amico, ma anche una prestigiosa firma che ha vissuto il Festival direttamente dalla città dei fiori e dalla sala stampa dell’Ariston: Alessandro Alicandri (da seguire su Twitter immediatamente, se siete tra i pochi che ancora non lo fanno). Nel suo pezzo le emozioni, le impressioni e le considerazioni finali sulla sessantacinquesima edizione del Festival della Canzone Italiana.

Nessun anestetico è stato assunto da chi scrive questo post, credetemi. Dopo una settimana nelle vesti di resident journalist al Festival di Sanremo, ve lo assicuro, dormire non richiede alcuno sforzo. Ma partiamo dall’inizio di questa avventura che leggerete, qualora lo vogliate, nelle prossime righe.

Oggi esaudisco uno dei miei più grandi sogni, secondo solo a quel pomeriggio in cui volevo giocare a calcio, mi misero in porta e finì in infermeria con la respirazione bloccata dal sangue nel naso: scrivere per il Signor Ponza.

Ogni volta che ho la fortuna di prendere il bel trenino di 4/5 ore che mi porta a Sanremo, tutti mi dicono: «Che invidia! È l’evento più cool dell’Italia!». Provate a chiederlo a un ufficio stampa che deve concordare un’intervista di un suo artista con una community di ragazze sovrappeso che si sentono sole, provate a chiederlo alla signora delle pulizie del Teatro Ariston che per accordi non scritti deve togliere le impronte dalle porte di vetro ogni 20 minuti.

Provate a chiederlo ai giornalisti, che devono sopportare le domande cretine dei colleghi che alzano la mano solo per farsi notare…e Luzzato Fegiz nei migliori anni della sua vita che in mezzo alla puntata inizia a far volare un elicottero giocattolo sulla sala stampa. Dopo 7 giorni in cui dormi 3/4 ore massimo a notte, arrivi a sabato sera che vai avanti solo grazie all’adrenalina e alla passione. E quella, credetemi ancora, in questo posto non manca mai.

Ha vinto il Volo, il trio di outsider così distanti dal resto del cast che poteva avere solo un destino. Se il trio formato da Pupo, Emanuele Filiberto e quell’altro è arrivato sul podio, figurarsi tre presentabili. Era dal 2008 che un Festival non veniva vinto in solitaria (Giò di Tonno e LOLa Ponce). Era dal 1987 che non vinceva un trio (Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi) con Si può dare di più. Quando ci sono vittorie anomale come questa, la domanda che si ci pone è sempre la stessa ed è questa: perché?

Il Volo, ai miei occhi, è come Megazord dei Power Rangers: un macchinario assemblato per vincere contro chiunque, anche contro Nek. Il Volozord è un progetto discografico nato nel 2009 dall’idea di due persone che adesso hanno litigato. Sono un fenomeno su misura del televoto (sono giovani e vengono da un talent), della qualità (sono un progetto “classico” e tradizionalista) e della demoscopica (Che bella esibizione? Massì diamogli 10).

Insomma, è un invincibile robot.

Delusissimo (in termini di gara) è il secondo classificato, Nek. Negli anni del suo esordio, agli occhi di tutti era nell’Olimpo dei giganti al pari di Laura Pausini e Eros Ramazzotti. “Chi sono gli artisti italiani più famosi all’estero?”, mi chiedevano alle medie mentre mangiavo la Kinder Delice. I nomi erano quelli, almeno fino a quando è arrivato Tiziano Ferro a prendersi il cuore, l’anima e l’inguine di ogni persona al mondo, rendendo tutti, uomini o donne, etero o gay, 14enni piangenti che lo adorano. Sì, vi sto dicendo che la mia teoria è che Tiziano Ferro abbia inficiato la carriera di Nek.

Filippo ha avuto una fase di discesa partita nel 2009 planata male nel 2013 quando non ha guadagnato il basic disco d’oro con “Filippo Neviani”, certificazione minimo sindacale per darsi un tono e tirare avanti. Sanremo per lui è stata una sfida coraggiosa dopo 15 anni di grandi successi. Ed è tornato con un brano che qui nel settore chiamerebbero “killer”, quelli che discograficamente non possono che diventare una hit, che voi pubblico lo vogliate o no. Ma i cantanti erano troppi e le incognite altrettanto. Volozord hanno trollato con successo.

Malika Ayane, che chiameremo per convenzione DIVINAMALIKA, ha fatto quello che era giusto fare, portare una canzone pazzesca senza usare mezzucci, artifizi o consulenze dei fashion blogger della musica. Ha portato il suo mondo sognante ad un livello superiore ed è arrivata terza. Bastonata nel 2013 dall’esclusione di Niente, è tornata ancora più forte, più bella, più DIVINAMALIKA. L’adorazione per lei non è mai troppa.

Le cose che si potrebbero dire sono ancora tante, ma vorrei darvi alcuni spunti di riflessione per i prossimi giorni. Pensieri perfetti prima di andare a dormire, come le preghiere in ginocchio di fronte al letto che non avete mai fatto se non in caso di strettissima necessità, come quella volta in cui ho fatto carte false per giocare al The Lion Trophy Show giurando fede a Dio in eterno e la settimana dopo hanno chiuso il programma. Ecco i miei stimoli cerebrali per voi.

Penso che il 4° posto di Annalisa sia offensivo nei confronti del suo talento, che a mente fredda io sono #teamkonty tutta la vita. Penso che Emma ha fatto la sua porca figura arginando la sua talvolta strabordante personalità e tirando due lorde di FIERCE (Sei una ragazza d’oro! Ultimamente anche di platino) che non dimenticherò per la vita. Arisa invece è uno di quei personaggi che come al solito genera un meme ad ogni respiro, una risata ad ogni pulpito. Iconic a tal punto che se fossimo negli Stati Uniti lei sarebbe rispettata come una Beyoncé mora. Era la coppia perfetta per offrire momenti “random” di grande divertimento. E sono personaggi che tirano più di un carro di buoi l’interesse del pubblico.

Poi penso anche che l’hating nei confronti di Kekko dei Modà (autore di tre pezzi) si risolva con un pensiero. Nel 2015, se vuoi fare una canzone per provare a ottenere successo con un fattore di rischio minore (ma non nullo, vedi Tatangelo) in una multinazionale devi chiedere aiuto a un grande della musica, uno che ilpubblicogiàlocapisce. Altrimenti viene fuori una cosa SCIABALA che brava bene, ma tornatene pure a casa. Non è un caso che Roberto Casalino sia al suo quarto Festival consecutivo come autore e non è un caso che in molti abbiano cercato il disponibilissimo e competitivo Kekko, uno che riempe gli stadi, uno che per sua stessa ammissione dice di non avere una mente musicale originale e raffinata ma piace. Che lo vogliate o no, lui è un “killer”.

Il Festival meno snob degli ultimi 2 anni ci ha regalato belle canzoni (tra i non già citati, aggiungiamo Nesli e Lorenzo Fragola), ritorni tiepidi (come quello di Raf e Irene Grandi), momenti di comicità iperpopolare che noi del Twitter non possiamo capire mai (sto ancora cercando lo sbobinato di Pintus perché sembrava parlasse cinese) e la nuova convinzione che la Amoroso e Masini siano in realtà la stessa persona e noi non l’abbiamo ancora capito. Insomma, è stato un Festival che ha fatto parlare di se, senza dividere il pubblico. Un festival della GGGENTE che piace alla GGGENTE. Non è questo che dev’essere Sanremo?

Mentre lascio la città dei fiori dove ci sono tante edicole, un botto di fiorai ma per trovare un bancomat o una farmacia puoi morire male, penso a quanto sia stato un onore avere quel pass per il mio quarto anno. Quel coso dove entri dalle transenne e tutti ti guardano male, quel collarino con il quale vedi le prove e poi ritrovi in tutta la tua obesità su Raiuno senza il tuo consenso, quel biglietto di plastica con sopra una foto in cui sei venuto male che ti dà delle opportunità che altre persone cercano per una vita. È un grande onore e una grande responsabilità. Perché io non ho più diritto di incontrare i Dear Jack e confrontarmi con loro sulle reciproche barbe più di una qualsiasi ragazza che spende 200 euro all’anno per vederli poi solo da lontano.

La verità è che dal divano di casa di mammà da ragazzino avevo la stessa IDENTICA emozione nel cuore. Sanremo, scusate il termine un po’ caciottaro, è il supermercato più bello per chi ama la musica. Ci trovi tutto, ci trovi tutti e dalla mattina alla sera hai un solo pensiero: tra pochi giorni finirà. E quando finisce, poi ti manca. Ma tanto tanto.

[Segui Alessandro Alicandri su Twitter]

Sanremo 2015

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Sono bravo in molte cose, tra queste non c'è "scrivere bio".
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Nello shuffle parte "La geografia del mio cammino" e improvvisamente sono in pace con l'Universo. - 5 ore ago
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comments

  • Ipsoas

    Bell’articolo! C’è un piccolo Kaoskblog sul divano di mammà in ognuno di noi

  • LeoneLewis

    Applaudirei come la Parietti per ogni singola parola di questo post con standing-ovation sulla teoria di Ferro usurpatore del successo di Nek

    • Mi immagino anche un po’ lo stesso stacco di coscia

  • Io ho i miei dubbi su Ferro responsabile della caduta di Nek. Secondo me ad inficiare la carriera di Nek e’ stato il suo insopportabile accento (io posso dirlo perche’ vengo per meta’ dalle sue parti, tranqui tutti).
    Ad ogni modo, la canzone resta killer, e sono quasi certo che sentiremo molto di piu’ Nek alla radio, che non il Volo. un ritorno alla grande e che mi fa piacere.

    Totally agree con lo SCANDALO dell’esclusione di Niente. Un pubblico di SORDI. Gomblotto. L’anno prossimo le faranno vincere il festival d’ufficio come per Arisa, assurdamente non premiata con La Notte.

    PS. Nella mia biondaggine tutte le volte che leggevo R. Casalino tra gli autori tremavo pensando all’arcinoto Rocco. Per fortuna non era lui.

    Resta un ultimo quesito che vorrei porre proprio ad Alessandro, chissa’ se legge:
    Durante un collegamento di Rocco Tanica dalla sala stampa, ho visto un giornalista col salvaschermo di Lo Stesso Si. Chi era??? A lui va la mia massima stima!

    • Confesso la mia ignoranza. Che cos’è?

      • E’ quel logo con il cuore rosa e il simbolo di uguale bianco dentro, per manifestare x il matrimonio x tutti 🙂

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