RuPaul’s Drag Race: i momenti più significativi della 9ª stagione

ATTENZIONE, L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SULLA NONA STAGIONE

Mettiamo subito le cose chiaro: se siete veniti qua aspettandovi Valentina e la sua maschera o i monologhi di Aja, vi trovate nel posto sbagliato. Di liste sui momenti più iconici (sure_jan.gif) della nona stagione di RuPaul’s Drag Race ne è ormai pieno il web, ma qui su SignorPonza.com NON SIAMO GENTE DI ACQUAPARK. Sono stati infatti ben altri i momenti importanti e interessanti di questa stagione, ed eccomi qui a presentarveli

1) Peppermint e il movimento Transgender

Sebbene in passato ci siano state altre concorrenti transessuali nello show (come Carmen Carrera e Monica Beverly Hills), per la prima volta una queen partecipa alla trasmissione come già dichiaratamente transgender: è il caso di Peppermint, leggendaria queen di NYC e prima ad entrare nella work room in questa stagione. E sì, se ve lo state chiedendo, le tette sono proprio le sue.

La partecipazione di una donna transessuale nello show apre le porte a innumerevoli scenari e possibilità. Non solo infatti il dibattito sui confini tra drag e transessualità, e sulla binarità del gender, passa in primo piano, ma questo potrebbe anche portare all’apertura del programma nei confronti di bio-queen.
Se una donna (sebbene transessuale) come Peppermint può partecipare allo show, perché non una donna biologica? In un momento in cui la comunità LGBT va sempre più incontro ad un’auto-omologazione, ricordarci delle frange meno visibili del movimento, come quella transessuale, non può che essere importantissimo.

2) Sasha e l’importanza della memoria

Se state già pensando MADONNA CHE PESANTONE, potete portare le vostre lamentele direttamente alla vincitrice della stagione, la pazzesca Sasha Velour. Per la prima volta nello show, infatti, viene mostrata una nuova visione dell’arte drag, fondendola con basi storiche e concettuali molto solide. Una drag queen infatti non è soltanto un’intrattenitrice di masse, ma un elemento fondamentale della comunità LGBT (tanto americana quanto italiana), fin dai primi movimenti di liberazione. Sasha Velour sin dal primo episodio ribadisce il proprio ruolo di drag queen E intellettuale, rendendo ogni singolo look e momento nello show una performance artistica.
E mentre le altre queen allo specchio raccontano i propri drammi personali, Sasha invece ne approfitta per raccontare aneddoti ed eventi riguardanti la storia queer.

L’arte drag può essere leggera, colorata e divertente, ma dietro questi elementi spesso si nasconde un’intera eredità della comunità LGBT e grazie a Sasha ne siamo tutti un po’ più consapevoli.

3) Valentina e il dismorfismo corporeo

Sebbene Valentina sia passata alla storia dello show per vari motivi, dall’iconica eliminazione al suo rivelarsi Taylor Swift UNA SERPE MALEDETTA una personcina non sempre leale, è un altro l’aspetto su cui voglio focalizzarmi. Durante lo show infatti Valentina fa riferimento alla propria battaglia contro l’anoressia. In seguito alla sua confessione, anche le altre queen ammettono di avere problemi con il proprio corpo, che spesso hanno portato verso disturbi alimentari.

Nella rappresentazione generale dei problemi quali anoressia, bulimia, ecc. ci si trova davanti a disturbi quasi sempre associati solo a donne. Grazie al coraggio delle queen di mettere a nudo i proprio problemi davanti a tutti, ci viene ricordato come il dismorfismo corporeo possa colpire tanto le donne quanto gli uomini, soprattutto all’interno della comunità LGBT.


4) Nina Bonina Bana Fofana If You Can’t Love Yourself How In The Hell You’re Gonna Love Somebody Else Can I Get An Amen Up In Here Brown

Partiamo dal presupposto che no, neanche a me Nina Bonina Banana Fofana Signor Ponza Brown è stata molto simpatica durante la stagione. Questo non toglie che il suo arco narrativo durante i vari episodi sia stato estremamente particolare. Nella storia dello show sono state molte le partecipanti a entrare nella competizioni insicure di se stesse per poi uscirne trionfanti e gloriose, come ad esempio Jinkx Monsoon. Non è questo però il caso di Nina.
Sin dal primo episodio infatti ha costantemente lamentato di non credere in se stessa e nelle proprie capacità, addirittura arrivando a episodi quasi paranoici nei confronti delle altre queen. Sebbene sia facile bollarla come piagnucolona, le insicurezze di Nina puntano come non mai i riflettori sull’importanza di imparare ad amare se stessi, da sempre slogan dello show.

5) Ronnie from Newark, New Jersey

Lo so che mi ero ripromesso di fare una cosa seria ma MOTHER MONSTER HAS ARRIVED YAAAAAAASS GAGA YAAAAAAASSSSSS

E con questo rendiamo l’ultimo saluto ufficiale alla nona stagione che, nonostante gli alti e bassi, si è dimostrata capace di spingere ancora un po’ più in avanti i limiti dello show. In attesa della prossima stagione, io vi saluto e vi ricordo che…


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Sebs

Sebs

Studente di cinema sardo trapiantato a Bologna. Tra i miei interessi rientrano le serie tv, le drag queen e la continua lotta contro il regime patriarcale. Rispondo anche al nome di Alaska Thunderfuck o Trixie Mattel, but you can call me Joanne.
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