Perfetti sconosciuti, (quasi) perfette sceneggiature

Negli ultimi tempi sembra che il cinema italiano abbia voglia di tornare a stupire. Non voglio spingermi indietro nel tempo fino all’Oscar (per me meritatissimo) vinto da La Grande Bellezza, ma mi limiterò a citare due casi recentissimi: Lo chiamavano Jeeg Robot (che, a quanto pare è un CAPOLAVORO con tutte le lettere maiuscole) e Perfetti sconosciuti.

Mentre il primo spero di riuscire a recuperarlo quanto prima, settimana scorsa sono finalmente andato a vedere la commedia di cui tanti mi avevano parlato in termini più che entusiastici. E, shock dello shock, mi sono trovato a dover dare ragione a tutti: Perfetti sconosciuti è davvero un bel film.

Trama: un gruppo di amici, una cena, un gioco. Eva (Kasia Smutniak) e Rocco (Marco Giallini) decidono di invitare per cena i loro amici più stretti (e relativi partner). C’è Cosimo (l’onnipresente Edoardo Leo) e la giovane innamoratissima fidanzata Bianca (Alba Rohrwacher), Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta) sposati e un po’ meno innamorati e infine c’è Peppe (Giuseppe Battiston) di cui tutti sono ansiosi di conoscere la nuova fidanzata. Sembrano le premesse di una normale serata tra conoscenti di vecchia data, fino a che Eva non propone un gioco assai pericoloso: mettere al centro del tavolo tutti i telefoni e rispondere alle telefonate e leggere i messaggi senza nessun segreto o privacy.

Di più non posso raccontare (a proposito, se non avete visto il film non andate a leggere la pagina di Wikipedia), perché rovinerei le tante trovate brillanti che ci sono in Perfetti Sconosciuti. Infatti, il più grande punto di forza della pellicola è senza ombra di dubbio la sceneggiatura: mai banale, mai eccessiva, mai prevedibile (fino ai colpi di scena finali).

E nonostante il film si svolga praticamente per il 99% all’interno del soggiorno dove cenano i protagonisti, la noia non si affaccia nemmeno per un secondo. Per le sue caratteristiche, avrebbe potuto benissimo essere una pièce teatrale, ma trovo che il regista (Paolo Genovese) abbia fatto un ottimo lavoro grazie anche a un cast in stato di grazia.

Al di là del divertimento, la vera riflessione che lancia il film è tutta concentrata attorno alle due parole che compongono il titolo. Ma per capirlo fino in fondo dovrete necessariamente arrivare alla fine del film. Quindi cosa aspettate? Andate a vederlo, ché si è guadagnato 4 Anne Praderio su 5!

4 Anne Praderio

Signor Ponza
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.@magicdany @RuPaul PLEASE COME TO (@NetflixIT) ITALY - 6 ore ago
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