Perché serve il gay pride? Perché sì.

“Perché serve il gay pride?” è la domanda che avrò sentito dire così tante volte da averne la nausea. Ma oggi c’è il Pride di Milano, che chiude simbolicamente il mese rainbow che ha invaso l’Italia di gente che sfilava per la libertà d’essere se stesso.

Partiamo dall’errore che è già nella domanda: non chiamiamolo “gay pride” ma semplicemente “Pride”, perché non è una manifestazione solo per i diritti degli omosessuali, ma anche per lesbiche, transessuali, bisessuali e chi più ne ha più ne metta. Ed è proprio questo il concetto di fondo, il Pride non è una manifestazione per fornire determinati diritti a determinate persone. Il Pride è una manifestazione per affermare la libertà di essere se stessi, contro ogni etichetta, contenitore, scatola, categorizzazione.

Associamo comunemente le richieste di chi sfila al Pride al diritto civile di matrimonio tra persone dello stesso sesso o, al massimo, all’adozione per le coppie omosessuali. Questo c’è sicuramente, ma non è tutto. Non mi sento all’altezza di entrare nei complessi sociologici della comunità LGBTQ, ma qualche cosa me la sento di dire a chi domani si chiede perché si scende in piazza. Metti che lo/la convinco a scendere in piazza a sfilare.

Diamo per scontato che se pensate che essere gay/lesbica/trans/bisessuale/etc sia sbagliato, contronatura, e via dicendo, direi che avete sbagliato blog. Ma anche secolo in cui vivere. Fatta questa premessa, c’è ancora bisogno di manifestare per i diritti civili di essere liberi di essere (scusate il gioco di parole marzulliano). La discriminazione c’è ed è, ad esempio, appena ci si allontana magari dai centri delle città più grandi (quando va bene). Ma anche, ancora, in molti altri posti. Una prova? Ecco i commenti degli italiani medi all’edizione gay del trono di Uomini & Donne.

E allora c’è bisogno di manifestare. Ma come?

All’interno della comunità discriminata sembra talvolta ci siano più discriminazioni di quante ce ne siano già fuori. Perché? Forse perché dimentichiamo che come non è sbagliato essere gay o lesbica, non è nemmeno sbagliato essere gay a modo proprio. Non esiste un “gay” giusto o una “lesbica” sbagliata. Un ragazzo gay effeminato non è meno degno di essere se stesso di un ragazzo gay mascolino.

Cosa c’è alla base di queste discriminazioni? La voglia di essere accettati dalla maggioranza forse, che vede con “meno fastidio” un ragazzo gay più mascolino che un ragazzo più effeminato. Ma la mia domanda è: che cazzo ve ne frega? Vi piegate a fare il gioco di chi discrimina per far piacere a chi vi discrimina a sua volta?
Un bello spunto di riflessione sul tema è questo articolo, che vi consiglio davvero di leggere perché racconta molto bene quello che maldestramente ho provato a spiegare.

E quindi, alla domanda dell’apertura del post “A che serve il Pride?” rispondo: Serve a dire al mondo che ci sei, che esisti. Che esisti così come sei e come ti senti di essere, come decidi di affrontare ogni giorno la tua battaglia con la vita, alla luce del sole, con tutta la dignità che si addice ad un essere umano.

Ci vediamo in piazza, come volete voi, in giacca e cravatta, parrucca e tacchi a spillo, jeans e maglietta. Portate solo una bottiglietta d’acqua che farà caldo e possibilmente siate sempre sorridenti ché è un giorno di festa. Anche alla faccia di chi vorrebbe non lo fosse.

Oggi, 24 giugno 2017, dalle 14:30, in Piazza Duca d’Aosta a Milano, tutti belli e colorati a sfilare per il Milano Pride. Ovviamente signorponza.com non mancherà!

solodallamente

Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).

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