Nella savana del Festival Mix Milano 2013

E così sono andato al 27° Festival MIX al teatro Strehler di Milano. Cercherò di essere molto breve così magari rischia pure che questo post lo leggiate.

Festival Mix Milano 2013

Allora allora allora, io arrivo e la prima impressione dall’esterno è: froci, FROCI EVERYWHERE. Non froci e basta (voi direte “eccerto, è un evento LGBT…”), no, froci snob; ma questo momento di alta riflessione sui massimi sistemi del mondo milanese dura ben poco, poiché interrotto da una leonessa che mi azzanna il polpaccio e non mi lascia scampo: Amnesty International. Le dico subito che non ho un soldo manco per piangere, ma lei, felice del fatto di aver trovato una persona comunque cordiale e sorridente, non molla la presa e stringe il morso ancora. Arrivata la mia Compagnìa per la serata, che ci fissa in attesa di andar via, e insieme esausto delle chiacchiere politicamente accese di Anna (ho deciso di chiamarla così per evidente somiglianza), mi faccio coraggio e le svelo la verità: NON MI INTERESSA DIVENTARE SOCIO MANCO A GRATIS! Il grande felino fa un largo sorriso velatamente lacrimoso e apre le fauci liberandomi. È giunta l’ora di andare con Compagnìa verso il bar: c’ho fame e già me rode er culo. Anna la leonessa ci saluta lasciandoci ogni suo contatto, e quasi la biancheria di pizzo, «in caso cambiaste idea».

Salgo le scale esterne del teatro verso questa super pubblicizzata manifestazione, non avendo assolutamente la più pallida idea di dove mi trovi (ho stato invitato perché sono vips). Prendiamo una birra e aggrediamo il buffet come fossimo degli attivisti Amnesty in una savana di studenti poveri. La birra è buona, il buffet un po’ meno, ma non da buttare via. A questo punto mi viene spiegato che il MIX è un festival annuale di cinema dove si proiettano varie pellicole a tema queer culture. Noi abbiamo scelto, seguendo totalmente il mio gusto cosmotrash, un metadocumentario pseudofilosofico svervegese che parla (per modo di dire, visto che si saranno detti sì e no tre frasi) di due trans, maschi fuori e lesbiche dentro. Mh.

She Male Snails

Dopo i primi 20 minuti di paesaggi svedesi, fotogrammi sconnessi e fatti casuali con voce narrante fuori campo, io sono perso nel ticchettio delle unghie sugli orecchini della ragazza davanti a me, che evidentemente è nel mio stesso loop. Usciti, esiste una naturale grande discussione tra noi tre, che ci porta in realtà non molto lontano. Da bravo critico cinematografico più che esperto e anziano, io arrivo alla conclusione che se quando si esce da una sala la prima cosa che si pensa è “E QUINDI????!”, evidentemente il regista da qualche parte avrà cannato.

Dopo essermi infervorato come quando mio fratello la mattina finisce i cereali senza chiedermi se ne voglio o meno, mi rendo conto che l’atmosfera apéritif artistique si è nel frattempo cementificata in una solida e afosa aria falso-sofisticata. In pratica, per farvi comprendere bene, io che urlo le mie idee in sandali per strada ai loro occhi appaio più o meno così. Ed è proprio in questo momento che realizzo davvero di aver sbagliato tutto nella vita giudicando a prima vista, così a pelle… non sono circondato da froci snob, ma da froci snob “artisti” e “sofisticati” che ne sanno eccomesenesanno della vita, la peggior specie. Beati loro. Mi chiedo se quell’espressione schifata gliela montino in sala assemblaggio insieme alla personalità spicciola di chi si crede fico perché “fuori dal sistema”. Je la potete fá insomma.

Chiaramente due secondi dopo l’avvento della musica del DJ set, che invece mi piace e stona con la maggior parte della fauna di cui sopra (non generalizziamo non erano tutti beceri), io sono già scalzo sul marciapiede a saltare come un matto davanti al DJ, con un pugno di altri cuori impavidi. In un batter d’occhio la gente che è intorno a non ballare vorrebbe vedermi appeso insieme a Barabba. Ecco che io e Compagnìa decidiamo di fare un esperimento: far ballare i draghi sacri dell’arte, troppo importanti e messi a lucido per sbattersi e sudare in mezzo alla gente. La cosa più divertente di tutto questo sproloquio è che l’esperimento sociale ha avuto ottimo esito, ossia i cuccioli di gnu più deboli, sono caduti in tentazione e sono venuti a ballare con me nel fiume di paraccerìa alternativa… forse la finta atmosfera snob non era divertente come saltare scalzi con Missy Elliot?

E sebbene il mio racconto si concentri sulla gente che popola questa savana chiamata Festival Mix, se dovessi dare un giudizio all’organizzazione dell’evento in sé devo dire che mi sono divertito molto e che era fatto più che bene. Ci tornerò sicuramente.

Prego gentilmente la regia di fornire un’ulteriore immagine di me paparazzato che ballo al Festival MIX.

Quindi per farla finita, così vi lascio andare su facebook a tempo perso: ragazzi, la vita è bella, fatevela prendere a bene. Non so voi, ma io mi diverto di più a farmi i piedi neri ballando, che il fegato gonfio ad odiare i poracci che si divertono.

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Ariel Moreau

Sono strano, dícheno. Sono apposto, dico. Da piccolo mangiavo la terra, da grande mangio la pigrizia. Il mio lavoro è una ficata insolita [tipo Carolina Kostner, ma con meno soldi] faccio il pattinatore sul ghiaccio. Studio lingue e comunicazione e sono un polyglotta, e poi, perchennò, mi diletto nel giornalismo dall’estero su un quotidiano d’arte [tipo ‘na palla, ma con più soldi]. Il resto del tempo lo passo a caracollarmi dal divano al frigorifero, con sosta pipì. Ho un canale idiota sul Tubo dove dico cose serie, e non bevo caffè. La mia mamma è la persona più bella che io conosca, dopo il Signor Ponza.

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