A Natale vorrei… I giochi che ci hanno rovinato l’infanzia

Il freddo pungente che solletica il naso, le lucine natalizie che lampeggiano ininterrottamente, la mano salda della mamma che ci accompagna dentro la Standa, che ci bombarda oramai da mesi con le pubblicità di giocattoli, costringendoci a scrivere letterine al Vecchio Barbuto, che la missiva di un riscatto di quei simpaticoni dell’Isis risulterebbe meno articolata.

Poi la tragedia: articolo esaurito, prezzo troppo eccessivo, prodotto deludente secondo le nostre piccole aspettative…ed è così che nascevano i nostri traumi da giocattoli. Dopo anni di psicoterapia, sono riuscito finalmente a comporre l’elenco maledetto di tutti quei giochi che ci hanno condizionato i Natali (e che sotto sotto stiamo ancora attendendo). La classifica è proposta in ordine crescente dal meno al più diabolico dei figli della Gig.

Fabbrica dei Mostri

Versione meno candida del Mio Dolce Forno, un piccolo bruciatore elettrico dove poter gelificare dei liquidi colorati (probabilmente cancerogeni) in simpatici stampini a forma di mostriciattolo. Il trauma si manifestava dopo, quando terminavi il liquido di produzione, costringendo i tuoi genitori a girare tutti i negozi di giocattoli cercandone un flacone che MariaGiovanna te lo dico io adesso sto scoppiando.

Polly Pocket & Mighty Max

Il passatempo più divertente durante i viaggi in auto, specie quelli interminabili dove urlavi: “Siamo arrivatiiiii?????” sbraitando come una Rita Schillaci qualunque. Una conchiglia di plastica con tanto di bamboccini al suo interno per impersonare mirabolanti avventure. Le dimensioni microscopiche dei piccoli amici di plastica erano talmente infami che si perdevano tutti nel giro di cinque minuti, se ora guardate sotto il divano ne troverete subito qualcuno.

Ballerine Volanti

Candide come piccole Carla Fracci, potenti come un Cacciabombardiere appena azionavano le loro malefiche ali. Si contano più traumi facciali da “alata di bambola” che selfie di Belen su Instagram. E quando la voglia di farle volare era terminata non ci si poteva giocare, non essendo loro munite di braccia.

La Bambola Tanya

Cugina alla lontanissima della Barbie, Tanya viene proiettata nella dura realtà italiana: probabilmente con radicate origini dell’Est Europa, trascorre la sua vita a fare la cassiera di un Tigotà di Busto Arsizio, utilizzando il suo tempo libero per girovagare nei parchi pubblici con figli e cani plastificati, forse per poter ammaliare qualche bel Dilf della zona. Tanya a differenza di quella pelandrona Bionda SAPEVA CAMMINARE (e siamo rimasti sotto choc).

Nouvelle Cuisine

Prima ancora che le cucine diventassero famose per la Prova del Cuoco, la Borra e i Gatti in salmì, per noi esisteva solo questo superlativo angolo cottura dalle tinte lilla, rosa e gialle. Con la Nouvelle Cuisine potevi veramente fare tutto… per finta si intende, ma è stata una palestra di vita per molti di noi, che hanno imparato sin da subito a mettere la pentola sul fuoco (anche se solo disegnato).

Emiglio (è Meglio)

Quando la tecnologia diventa la tua peggiore nemica; Emiglio è stato e rimarrà per sempre il mio sogno. Un amico, uno schiavo, una madre a distanza… tutto in un unico robot. Sapeva viziarti con quella sua mano a vassoio ed il vano contenitore nella schiena, parlava attraverso un controller a tre pulsanti grande come un iPad e si muoveva per la casa con le ruote di cui era dotato… almeno così mi dicono, perché io non l’ho mai avuto. Purtroppo per poterlo comprare, data l’alta tecnologia in lui installata, occorreva accedere ad un finanziamento o alla vendita di un rene.

Che voi ci crediate o no, ho dovuto prendere 20 goccie di Lexotan per finire il post, dato l’alto afflusso di ricordi spiacevoli, di pugni sbattuti sul pavimento e lacrime versate nei negozi. E voi, avete dei giocattoli traumatizzanti nella storia dei vostri Natali? Fatecelo sapere!

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