Se Milano vi fa schifo, perché non tornate a casa vostra?

Settimana scorsa Milano è stata invasa dal CONCEPT. Il Salone del Mobile egli eventi satellite del FuoriSalone hanno portato nel capoluogo lombardo gente da tutta Italia che inforcati occhiali dalla montatura spessa e messo un dolcevita nero hanno girato le zone del DESIGN e le tremila mostre che son sorte come funghi in ogni angolo della città.

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Anche io, che il mio massimo rapporto con il design d’interni è stato quando ho montato la libreria Billy dell’IKEA da solo, son stato trascinato ad una mostra di un’amica che esponeva: via Tortona (il cuore del FuoriSalone) era così piena di gente che mi sembrava la coda del Padiglione del Giappone ad EXPO. Io chiaramente già in modalità omicida per aver fatto 100m in 25 minuti.

Eppure mentre mi destreggiavo in Via Tortona tra hipsters, gente vestita male, bicchieri di plastica con prosecco da 2€ e cappelli a falda larga per arrivare a destinazione, il pensiero di quanto questa città sia incredibilmente variegata e vivace è stato l’unico che mi ha riempito la testa. Anche quando son finito alla presentazione della mia amica, in cui si presentavano design italiani di vario tipo a produttori e buyer cinesi, il pensiero era che a Milano succede davvero di tutto, come non succede a Napoli e non succede a Roma (per citare due città che ripercorrono i poli dell’Italia).

Io sono un orgoglioso terrone, nato e cresciuto a Napoli (città, salvo un tardo trasferimento in periferia) che si è trasferito qui per lavoro, mentre chiudeva i suoi studi. Ho sempre temuto Milano prima di trasferirmici, perché la vedevo una città così lontana da quello che è il modo di vivere del Sud Italia. Noi arriviamo tardi, non prenotiamo al ristorante, mangiamo alle 14 e ceniamo alle 22. La durata media di un pranzo è 1,30h e chiaramente ci son sei portate ogni volta che ci nutriamo. Sono stereotipi, chiaro, c’è a chi (come me) non piace la pastiera e non beve caffè (sempre come me) e non siamo tutti ladri (giuro). Napoli è una città bellissima, tragicamente bella, dove camminando tra vicoli claustrofobici ti ritrovi improvvisamente in chiese dell’Ottocento ed eredità culturali del passaggio di francesi e spagnoli.

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Milano non è una città così bella. Milano ha il Duomo, Brera, il Liberty. Ma io non riesco assolutamente a dire che Milano abbia la stessa bellezza e ricchezza di Napoli. Milano però è il posto dove esci di casa e mentre fmai un giro ti fermano per intervistarti sull’uscita di un nuovo film, dove la sera puoi scegliere di mangiare il tipo di cucina che più ti va e puoi farlo anche da casa perché ti portano tutto a domicilio. Milano è dove se vuoi fare un viaggio trovi aerei che non costano due reni, dove se non hai l’auto vivi bene e dove se proprio vuoi usare l’auto hai 4 servizi di carsharing.

Ma Milano è soprattutto il posto in cui gente da paesi sperduti di Calabria e Molise ha trovato spazio per le proprie passioni, dove esprimere la propria vocazione. Che sia studio o che sia lavoro, Milano ha lo spazio per i sogni di tutti. E per tutti intendo non solo chi viene a lavorarci o viene a studiarci, anche chi viene per girare in giro con cappelli a falda larga, outfit estremi, pigiamoni, tute e il cazzo che volete voi. Vi permette di fare il graphic designer, di fare il  commesso, di fare il manager della multinazionale e lo stilista. Praticamente Milano è colei che vi accoglie dicendo “Fate un po’ il cazzo che volete e siate quello che meglio credete”. Per molti Milano significa poter anche accettare la propria sessualità e viverla apertamente. Nessuno vi giudica se a casa vostra, nel paesello di 1000 abitanti, non ve la sentite di fare coming out, nemmeno quando poi siete a Milano e camminate mano per mano con il vostro ragazzo/vostra ragazza.

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E quindi la mia domanda, a questo punto, è: perché state sempre a lamentarvi?

“Basta di questi gay ovunque!” il commento medio di tantissimi ghei di Milano. Era meglio a casa tua dove andavi a nasconderti nelle cantine per limonare?
“Che palle la Fashion Week” il commento di gente che però esce di casa in tuta e stivali. Perché se vogliono uscire a pois e tacchi con le borchie non lo so lo,  mentre voi potete continuare a uscire di casa come dei senzatetto senza che nessuno vi giudichi?
“Che cagata la Design Week” il commento di chi a casa ha le piastrelle anche in cucina. Ma cosa ti toglie? Perché ti danneggia? Cosa effettivamente ti affligge? Non puoi fare altro?

E il giudizio negativo su Milano continua ad imperversare su tutto, dal tempo alle zanzare, dal traffico,  al costo della vita più alto.

Tornatevene a casa.

giphy (1)

Tornate a Pizzocalabro, a Cicciano o nel vostro paese di merda in Abruzzo. Nessuno vi obbliga a stare Milano. Però poi mi raccomando, nella vostra stanza che vi pagate con il vostro lavoretto dei sogni, lasciate i vostri vestiti da fashion blogger e dite al vostro fidanzato che tornerete a fingere che vi piacciano le tette. Tornate pure il sabato sera a starvene a casa o al massimo nel “PUB” a bere una birra  e se proprio siete fortunati a mangiare un sushi fatto con i bastoncini Findus.

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solodallamente
Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).
solodallamente

@solodallamente

Brutto dentro bello fuori (cit.)

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