Laetitia Casta e le cinquanta sfumature di bianco

Il nuovo appuntamento della settimana si apre con tanta, tanta speranza. Abbiamo capito che finalmente esiste una specie di giustizia divina, ed arriva un momento in cui ciascuna ragazza può tirare fuori quella sana cattiveria femminile. L’istante in cui salti sul divano e urli “Lo sapevo che era una merda!!!“, puntando il dito contro lo schermo, liberandoti da quel senso di colpa per aver pensato a quell’istante per mesi. Capita a tutte, ed è toccato anche a me.

Siccome sono una persona acculturata e mi piace informarmi su quello che succede nel mondo, non è raro che io mi rechi in edicola e compri un giornale. Tu style, ad esempio, o Vanity Fair. In questi pezzi di informazione contemporanea c’è tutto quello che una ragazza dovrebbe sapere sulla politica e sulle brutte cose che avvengono nel mondo. Due bei trafiletti e via, ti passa la paura e riesci pure ad imbastire un mezzo discorso alle macchinette del caffè. E poi si vira sulle faccende ben più serie, come ad esempio la moda, il trucco, lo stile, l’arredamento, i capelli, eccetera. Capita di imbattersi nelle pubblicità, e lì il cuore di ognuna di noi perde un battito, perché ci si scontra con pelli perfette, occhi languidi, sorrisi bianchissimi e curve senza difetti.

E lì, quando ti rendi conto che TU NON SEI LAETITA CASTA E NON LO SARAI MAI QUINDI PER L’AMOR DI DIO, FATTI FORZA E VAI DAL DENTISTA CHE A TE I DENTI STORTI NON STANNO BENE allora la giornata sì che diventa veramente una merda. Ma la cosa peggiore è quando ti ritrovi a lavorare centordici ore ed arrivare a casa con l’umore sgonfio e le occhiaie gonfie, e scoprire che a Sanremo c’è la solita bonazza di turno a fare da ospite. E, guarda caso, la bonazza in questione è una di quelle che ti hanno fatto stare male per la loro fastidiosa perfezione, che ti hanno fatto concludere che il mondo fa schifo, perché tu se avessi avuto quei denti magari non avresti nemmeno passato un colloquio di lavoro come centralinista per l’Istituto dei ciechi, figuriamoci se avresti potuto diventare una modella. Quindi la scena è: tu arrivi a casa, tiri quattro testate contro il muro, ti fai da mangiare, di infili un pigiama che fa i pallini e ti accasci sul divano. Accendi la tv, sai già cosa ti aspetta, e quindi istintivamente stringi l’orsacchiotto di peluche e per precauzione hai già girato tutti gli specchi della casa, giusto per evitare il confronto. Quando senti che la modella di turno sta per scendere dalla scalinata, chiudi gli occhi e preghi il Dio delle Cause Perse che possa cadere. O scivolare. O fare qualcosa di sbagliato.
Poi, qualcosa succede.


Ti rendi conto subito che qualcosa non va, forse perché per un istante ti chiedi se non stia iniziando a soffrire di daltonismo. Ci sono troppe, troppe sfumature di bianco. Tra il vestito e i denti, c’è qualcosa che stride, e non è il vestito (anche se è molto arduo non fissarsi su uno straccio color neve pisciata). Fissi la tua attenzione morbosa sull’insieme, e cerchi di capire se non sia uno scherzo. Ma è tutto così reale, così orrendamente distonico, così poco armonico che l’unico pensiero che ti balena alla testa è “MA E’ UNA MERDA, ALLORA! IO LO SAPEVO. LO SAPEVO“. il pensiero diventa un’esclamazione che ti esce così spontaneamente, come un rutto dopo un bicchiere di coca. Il dito indice si stende verso lo schermo e contemporaneamente il tuo mento viene in avanti, per fare in modo che le labbra si chiudano in un sorriso acido, di quelli che si accompagnano con un soddisfattissimo “TIE’ “.

Tutte le pagine patinate che hai sfogliato sentendoti una merda pesata. Tutte le occhiate ammirate verso una coscia tonica. Tutti i sospiri nel vedere una chioma perfetta nella pubblicità della tinta fai da te. Tutto questo, sparito in un secondo grazie alla verità della televisione. La televisione DICE IL VERO. Se la tv ha fatto vedere una Laetita Casta così sbattuta, così poco raffinata, così bruttina, allora E’ VERO. Io non sono perfetta, ma nemmeno lei. E questo mi basta, perché sono una donna, ed in quanto tale sono geneticamente creata per godere delle cadute altrui. Ma quale sorellanza, ma quale femminismo.

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Wannabefre

Credo nell'ironia e nel sarcasmo come armi per conquistare il mondo.

Sognavo di fare il prete, ma poi ho finito per studiare economia. Se però mi chiedete cosa sia il cuneo fiscale io vi rispondo che cuneo lo potete dire a vostra sorella, razza di maleducati.

Vivo di pasta, sushi e Nutella sui biscotti di pastafrolla, pertanto credo che le persone che non mangiano siano meschine e abiette.

Sono una figa, perché oltre ad avere gli occhi verdi e una faccia che si abbina ai centrotavola fatti all'uncinetto, so anche la tabellina del cinque a memoria. Il mio sogno di vita è essere pagata per trasformare ossigeno in anidride carbonica.

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comments

  • matteowolk

    Io ti amo.

    • Yoghina

      @matteowolk:disqus mi ami solo perchè siamo vicini di Paese….

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