Kesha is FREE: la top 5 delle sue ballad più belle

911 POP EMERGENCY

Quando ormai non ci speravamo più, ecco che Dio ha compiuto il miracolo: Kesha è ritornata alla vita. Con la sua resurrezione giunge Praying, lead single pazzesco del suo nuovo album Rainbow (in uscita il prossimo 11 Agosto), accompagnato da un video musicale diretto dal sempre pazzesco Jonas Åkerlund (quello di Telephone di Lady Gaga, in pratica).

Dopo anni di battaglie con il suo produttore Dr. Luke (che non sto qua a rivangare), Kesha ci propone una mega ballad, all’insegna della spiritualità, del perdono e dell’amore verso se stessi. Nonostante io sia pieno d’amore per questa canzone, e non penso solo io ma anche la maggior parte di voi, molti sono rimasti sorpresi da questa scelta. Partendo dal presupposto che mi lascia basito che alcuni si aspettassero un singolo muoviculo dopo anni così travagliati (*shade button*), sebbene sia la prima ballad a essere rilasciata come singolo, non è decisamente la prima nella sua carriera. Per rinfrescarvi un po’ la memoria, ecco qua la top 5 delle migliori ballad nella discografia di Kesha.

1) The Harold Song (2010)

Forse la più famosa tra le ballad di Kesha, un po’ la sua Thinking Of You, diciamo. Ai tempi di Cannibal (album da cui è tratta), si rumoreggiava che sarebbe stata l’ultimo singolo dell’album, ma figuriamoci se Dr. Puke l’avrebbe mai permesso. Se teniamo in conto che l’Harold in questione è il primo fidanzatino storico della giovane Kesha, il paragone con Laura Pausini, Marco e La Solitudine risulta praticamente ovvio.

2) Last Goodbye (2012)

Last Goodbye finisce ciò che The Harold Song ha iniziato. Dopo anni di tira e molla con il suo amore adolescenziale, Kesha ci mette una pietra sopra. E leggero come una pietra nello stomaco è il mood della canzone. Certo, l’amore tra i due continuerà per sempre, ma lui ha una nuova ragazza e Kesha non se la sente di rimanerà là a reggere moccoli. Cara amica K., se ci leggi, ti stringiamo forte.

3) Past Lives (2012)

Forse tra le mie preferite nell’intera discografia di Kesha Rose. Prodotta dai The Flaming Lips, e con vocals del frontman, Wayne Coyne, è la traccia di chiusura della versione deluxe dell’album Warrior. Similmente ad altre canzoni, quali ad esempio il capolavoro Legendary Lovers di Katy Perry, la canzone parla di un amore che esiste oltre il tempo. Praticamente una serenata non solo per te, ma per tutte le tue precedenti e future incarnazioni. Cosa chiedere di più?

4) Hungover (2010)

Nonostante i singoloni dance quali Tik Tok e Take It Off, anche il primo album di Kesha, Animal, ci presenta il suo lato più vulnerabile. Con Hungover, la nausea e il malessere di un doposbornia vengono paragonati al dolore alla fine di una relazione. Kesha vaga per la festa con un bicchiere in mano, camminando tra le bottiglie rotte, ma in realtà sta emotivamente ‘na merda. E onestamente, signori miei, non trovo niente di più relatable di questo.

5) Love Into The Light (2012)

Ma ballad non vuol dire per forza canzone d’amore. Prodotta dal genio di Greg Kurstin (l’uomo dietro Hello di Adele, in pratica), Love Into The Light rappresenta un inno contro il bullismo, la negatività e l’odio in generale. Nella versione originale della canzone, sarebbe stato presente anche il verso since when are these differences so wrong that kids are taking their own lives?, purtroppo non presente nella versione ufficiale. Con questa canzone Kesha ci invita a lasciar andare il dolore e l’odio e focalizzarci sull’amore che diamo e riceviamo.

Spero che dopo questa breve ripassata, possiate inquadrare meglio Praying e capire come le sue radici affondino forti nel background musicale di Kesha fin dagli inizi della sua carriera. Vi invito inoltre ad ascoltare l’ep Deconstructed, dove pezzoni come Die Young e Blow sono reinventati in chiave più soft e acustica.

Detto questo, la messa è finita, andate in pace e preghiamo, preghiamo, preghiamo.

Sebs

Sebs

Studente di cinema sardo trapiantato a Bologna. Tra i miei interessi rientrano le serie tv, le drag queen e la continua lotta contro il regime patriarcale. Rispondo anche al nome di Alaska Thunderfuck o Trixie Mattel, but you can call me Joanne.
Sebs

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