Due parole su Sochi e un saluto ai monti!

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Bentornati per l’ultima volta al salottino più policizzato d’Italia, così tanto politicizzato che Ilda Boccassini ci ha detto che siamo dei comunisti mangiabambini. Vi chiedete perché ultima volta? Perché è l’ultima volta, lol. La rubrica purtroppo non ha riscontrato il favore del pubblico che ci speravamo ed ovviamente è tutta colpa del network che non ha creduto nel progetto e ci ha inserito tra XFactor USA (#RIP) e Glee (#RIP) ma non vogliamo fare una supercazzuola anche perché il capo sono io quindi al massimo dopo mi sputo in faccia allo specchio e ci faccio una gif da mettere su Tumblr. Che fine farò? La fine di Alessia Merz (#RIP)?  No, sono destinato a qualcosa di grande che saprete abbastanza ASAP.

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Detto questo, di cosa vogliamo parlare questa settimana? Io preferisco parlarvi di qualcosa di cui si discute un sacco, magari gli ascolti salgono alle stelle (credeghe) e io posso diventare la star di questa accozzaglia di bloggers della domenica. I giochi olimpici invernali di Sochi e tutto l’amaradam di polemiche che ha girato attorno alla faccenda. Facciamo un veloce recap per chi vive in una grotta al buio e non ha idea di cosa sto parlando.

Ultimamente in Russia il pluripremier Vladimir Putin ha deciso che gli amici frosh devono smetterla di dare fastidio ai bambini. Ha vietato quindi qualsiasi propaganda LGBT che possa venire in contatto con i bambini. Quindi niente pride, niente che parli di ricchioni in tv e nessun rottinculo che possa dire di essere tale se bambini possano venirci in contatto. Insomma, moltissimi cattolici, Povia e altra gente da molte parti del mondo potrebbero approfittarne per trasferirsi in Siberia e morire ma purtroppo non lo fanno.

 

 

 

Dopo questo necessario tributo audiovisivo, torniamo alla faccenda spinosa. Le associazioni LGBT hanno fatto un sacco di casino, si sono sbattute eccetera eccetera per mesi per sollevare l’attenzione… ma diciamocela tutta, quasi nessuno se ne è veramente accorto. Tranne qualcuno del settore in sé, e per settore intendo frocio, ha saputo cosa stesse accadendo. Alcuni hanno anche deciso di protestare, boicottando la… beh, la vodka. Una cosa un po’ idiota, IMHO, tipo ho visto gente svuotare bottiglie di vodka nelle fogne pubblicamente. Beh, perdonatemi, ma la trovo una cagata pazzesca che nemmeno la corazzata potemkin. Facendo così boicottano veramente nulla, perché la Russia campa grazie alle risorse energetiche, non certo per caviale e vodka. Ma immagino che guadagnarsi un trafiletto sul giornale locale valga ben la pena di rovinare la vita a chi lavora invece negli stabilimenti 16h al giorno sottopagato, vero?

E questo ci porta alle Olimpiadi. Le hanno boicottate tutti quanti i “grandi” politici europei e anche il mio BFF Obama. Ah no, Letta ci è andato. E apriti cielo. Prima si è cercato di fare una petizione per non farlo andare, poi c’è stato chi ha detto che Letta dovesse indossare un fazzoletto rosa in segno di protesta. A questo punto io penso che gli si poteva chiedere di mettersi un dito nel culo in favore dei diritti dei ghei, no? A volte mi domando se ce la facciamo. Siamo un popolo di idioti, perché ci accontentiamo sempre, lasciamo che i diritti diventino una cosa da mettere di lato nella partita degli interessi. Sappiamo scrivere #boicottsochi su twitter, ma non abbiamo il coraggio di essere coerenti con ciò che crediamo. Quando andiamo a votare, quando si tratta di manifestare, cerchiamo di vivere veramente il senso di tutto ciò. Perché il concetto di rappresentanza, del potere che diamo ai politici di rappresentare ciò in cui crediamo, non deve esservi estraneo. Perché, come ha detto un uomo che è da sempre la mia ispirazione personale, ovvero Albus Silente: “Sono le scelte che facciamo a renderci quello che siamo, indipendentemente dalle nostre capacità”.  Non penso di poter aggiungere altro. Anzi, forse questa immagine ci aiuterà:

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Voglio però chiudere con qualche parola su chi dice che gli atleti stessi avrebbero dovuto boicottare i Giochi. E non userò le mie parole, ma quelle di una mia amica che ha veramente detto al meglio quale sia il mio pensiero a riguardo:

“Io lo capisco un atleta che non boicotta l’evento olimpico, a prescindere da ciò che il paese ospitante dica, faccia o legiferi. È l’evento per il quale lavora una vita intera. È come se mi avessero detto: “hai fatto tutti gli esami, ma non tu presentare alla tua laurea”. Ne sarei morta. Ma un politico no. Un politico può dire NO. Lo hanno fatto tutti i “grandi”. Noi, no. Ma noi siamo piccolissimi, si sa.”

Siamo arrivati alla fine di questo ultimo post di Because I Said So. Almeno per ora, è l’ultimo. Poi il futuro ci dirà se le cose andranno diversamente. Vi saluto però con cose che mi scaldano un po’ il cuore. Cose che mi fanno avere ancora speranza, che mi dicono che nel mondo persone per cui vale la pena lottare ogni giorno ci sono.  Sono piccoli atti di protesta, coraggiosi anche se più silenziosi, che stanno girando per il web.

– L’Uniforme Arcobaleno della Germania

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Si è parlato delle Grecia e dei suoi guanti arcobaleno, ma un articolo su Buzzfeed purtroppo ci dice il contrario.

– Lo Spot canadese che personalmente mi fa sbellicare.

 

– Il ministro della salute norvegese, gay e sposato, rappresenterà il suo Paese alle Paraolimpiadi Invernali (SORRY PUTIN, TROLOL)
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– Chiudiamo con il Doodle di Google dedicato alle Olimpiadi.

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Ciao a tutti per davvero ora e grazie a quei pochi che mi hanno seguito fedelmente. Ci vedremo presto su questi schermi in altre vesti. Sapete che potete contattarmi sempre nel caso avesse voglia di scambiare due chiacchiere politicizzate!

solodallamente

Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).

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