Ci vediamo fuori? Speciale Roma Pride 2014

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Ben ritrovati in #MANiCURE, una delle rubriche più commentate tra quelle del Signor Ponza. EINVECE. Questa settimana miei cari, usciamo un po’ fuori dai toni ironici e sessualmente espliciti che contraddistinguono questo spazio. Ho deciso infatti di offrirvi un mio personalissimo punto di vista (e sottolineo personalissimo se mai vi venisse in mente di querelarmi per qualche motivo!) sul prossimo Roma Pride. Ma non posso assolutamente esimermi dal non esprimermi. D’altronde a chi vuoi che importi il mio parere, no?

Ci vediamo Fuori? – Speciale Roma Pride 2014

Giugno è il mese del Pride, dell’orgoglio, e il tutto culminerà sabato con la parata che invaderà, come accade da oramai venti anni, le strade di Roma. Bella la campagna. Bellissima. Davvero coinvolgente. Belle anche le storie che ci vuole raccontare, di amore vero, di persone che vanno oltre, davvero tutto super interessante. Cosa non mi convince? Non mi convince tutto ciò che c’è dietro un Pride. L’associazionismo. Beghe interne tra associazioni interessate a portare avanti un colore politico piuttosto che l’arcobaleno.

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Sì, è una cosa che forse non traspare. Perché ci ricorderemo tutti dello slogan o dei ragazzi presenti nelle foto. Che sicuramente se ci hanno messo la faccia è perché ci credono davvero. Ed è indubbio questo dettaglio. A me invece fa riflettere ancora di più che non ci sia un Pride Nazionale quest’anno perché le varie associazioni non hanno trovato un punto d’incontro. Esempio di una grande spaccatura all’interno di una comunità che assomiglia sempre di più a una lobby, secondo me. Sono vent’anni che ci ritroviamo in strada per urlare quanto sia necessario avere dei diritti. Di quanto sia giusto avere rispetto.

Anche se non sarebbe necessario, ma purtroppo va fatto. E devo essere sincero, già l’anno scorso mi lagnavo sul mio blog di quanto il Pride avesse perso la sua identità. Di quanto in realtà l’obiettivo nel tempo si sia un po’ sbiadito. Un po’ in tutti noi. Io mi ci metto in mezzo naturalmente. Anzi forse sono proprio il primo che lo ha perso per strada. Infatti sono ancora indeciso se prendere parte o meno alla parata. Ho l’impressione che sia diventato più necessario apparire a tutti i costi, che esserci per un buon motivo.

In questo io pecco ancor di più, e doppiamente, visto che il mio avatar è di una bionda rifatta e piena di botox, e difficilmente metto la mia faccia dove scrivo. Non lo faccio, perché anche in questo ho delle forti motivazioni che mi spingono, come per esempio il fatto che conti poco il volto di chi esprima un’idea, l’importante è che quella idea sia espressa. E sia condivisa e, se non accettata, almeno rispettata. Forse è ciò che ognuno si augura per se stesso. O almeno, è quello che mi auguro io, per me e per tutti.

Ma in realtà poi il quotidiano mi insegna tutt’altro. Da quando mi sveglio a quando mi metto a letto, in qualche modo ho motivi per non sentirmi sereno. Vedo le persone chiuse, pronte a guardarti storto, a giudicarti. A fare una battutina ironica. Dal posto di lavoro, alle strade. Al supermercato. Al giornalaio. Un mio amico su un autobus si è sorbito due quindicenni che lo fotografavano col telefonino e ridacchiavano tra di loro: “Guarda il frocetto, guarda”. E nessuno che abbia detto nulla. Ecco. Questo non è più accettabile. Questo vorrei che cambiasse. E da subito. Vorrei che anche la mia serenità stia a cuore a qualcuno. Perché è giusto. Solo per questo.

Ovviamente ci sono le eccezioni. E grazie al cielo sono importanti perché aprono al cambiamento. Un minimo, ma lo fanno. Forse nella mia testa ho idealizzato un’idea di apertura verso il diverso alla quale non sarà mai possibile arrivare. Ma se sperare è utile, lo scendere in piazza forse, diviene indispensabile. E allora rieccomi al punto di partenza. Esserci ma con un senso. Un messaggio. Chiaro ed importante. Indifferentemente se gay, etero, lesbica, transgender, queer o bisessuale. Indifferentemente, ma per tutti.

Volevo includere in questo post una foto di una famiglia arcobaleno, anch’essa immortalata nella campagna di questo pride. Purtroppo non sono riuscito a trovarla in rete, ma è proprio quella foto che mi fa sperare. Due uomini che si amano e la loro bambina. Una famiglia diversa da tante altre, ma uguale. Con la certezza che un cambiamento è avvenuto. E che non sia l’unico.

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Annabelle Bronstein
È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
Annabelle Bronstein

@abronstein

Quando l'importante è crederci non è più sufficiente. In bilico tra quello che ho e quello che vorrei. Instagram: annabellebronstein__ Kik: missbronstein
@roccohardxxx ahhahahha Be almeno su quello, ci so fare 😎 - 3 giorni ago
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comments

  • LorenzoC

    Non so se sono lo “italiano medio” ma a me del “frocetto” non importa nulla fintanto che il “frocetto” non fa uno spettacolo di se stesso. A quel punto, non essendo io divertito o interessato dallo spettacolo, lo trovo un po’ fastidioso. Forse il “frocetto” pensa di essere maltrattato e quindi ha un senso di rivalsa. Vorrei dirgli che tutti noi durante la nostra giornata non subiamo “battutine” o “risatine”, prendiamo delle scarpate in faccia, non siamo discriminati, siamo trattati come pezze da piedi, merdacce alla Fantozzi. E molti, oltre tutto, hanno la preoccupazione di mettere a tavola i figli. Quindi il “pride” ha buone possibilità di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato perché il “frocetto” pensa di essere speciale e invece no.

    • Non credo tu sia italiano, né medio né di nessun altro genere, visto come scrivi.

    • Annabelle Bronstein

      Mio caro. Faccio fatica a capire ciò che intendi dire. Ad ogni modo: va bene!

    • La logica del Pride non ha senso solo per gli omosessuali, ovviamente, ma per tutti quei gruppi di persone che per le loro caratteristiche vengono discriminati. Le marce e le manifestazioni le facevano pure le persone di colore e, prima che le loro istanze venissero portate all’attenzione, nessuno si poneva nemmeno il problema dei loro diritti. Capisco che dall’alto di chi non ha di queste preoccupazioni non riesca a capire la logica. Mi viene da dire “beato lui”. In ogni caso non capisco in che modo possa darti fastidio lo spettacolo, visto che non ti interessa.

  • Amo questo post, sono d’accordo in gran parte, e invito tutti a prendere parte non tanto al Gay Pride, ma al CAMBIAMENTO, quello con la C maiuscola, che finalmente prima o poi ci traghetterà in un mondo moderno e migliore.

    Detto questo, portatemi le teste di Fabry e del Signor Ponza che io aspettavo The Fabry Diaries.

    • Annabelle Bronstein

      Ben detto. Anche se bisogna farsi comunque sentire in qualche modo. Per me essere uniti e tutti insieme in un Pride in qualche modo esprime questa necessità.

    • Ve l’abbiamo fatta un po’ sudare la prima puntata, ma spero ne sia valsa la pena.

      • amore ancora non l’ho letta, ero via! RIMEDIO SUBITO!

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